Un regno che è stato grande: La storia negata dei Borboni di Napoli e Sicilia (Le scie. Nuova serie) Gianni Oliva

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Un regno che è stato grande: La storia negata dei Borboni di Napoli e Sicilia (Le scie. Nuova serie)  by  Gianni Oliva

Un regno che è stato grande: La storia negata dei Borboni di Napoli e Sicilia (Le scie. Nuova serie) by Gianni Oliva
| Kindle Edition | PDF, EPUB, FB2, DjVu, talking book, mp3, RTF | 277 pages | ISBN: | 6.80 Mb

Linaugurazione della pionieristica Napoli- Portici, la prima linea ferroviaria italiana- la costruzione a Caserta della Versailles italiana e a Napoli del teatro San Carlo, tempio della musica di Rossini- listituzione della prima cattedraMoreLinaugurazione della pionieristica Napoli- Portici, la prima linea ferroviaria italiana- la costruzione a Caserta della Versailles italiana e a Napoli del teatro San Carlo, tempio della musica di Rossini- listituzione della prima cattedra universitaria di economia e commercio- le opere di pensatori illuministi come Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri- la meraviglia delle nuove scoperte negli scavi di Ercolano e Pompei.

Sono solo alcuni aspetti del fervore economico e culturale che anima il Sud mentre al potere salternano cinque generazioni di Borboni, re di Napoli e di Sicilia. Sovrani cancellati dalla memoria insieme a un regno che è stato grande e subito dimenticato: una storia negata dal Risorgimento, la cui storiografia ufficiale ha descritto il Mezzogiorno prima dellunità come il regno dellignoranza, della paralisi economica, del parassitismo.

Ma è stato davvero così? O non si tratta invece di unimmagine mistificata, costruita per celebrare la nascente epopea unitaria? Attraverso una ricostruzione puntuale e a tratti sorprendente, Gianni Oliva risponde a queste domande ripercorrendo unesperienza politica che inizia nel 1734, quando Carlo di Borbone diviene re di Napoli e di Sicilia, e prosegue sino al 1861, quando lultimo re Francesco II, ormai sconfitto da Garibaldi, è costretto ad abbandonare Gaeta sotto le bombe piemontesi.

Emerge così il profilo di una monarchia che, pur condizionata dai ritardi e dalle sopravvivenze feudali, è stata capace di esprimere apprezzabili tentativi di riforma e di ammodernamento. E di un Meridione per nulla ai margini dellEuropa, segnato dalle stesse fratture politiche e dalle stesse trasformazioni sociali che scuotono le altre nazioni fra Settecento e Ottocento: nel 1799 la Repubblica Partenopea di Vincenzo Cuoco e Luisa Sanfelice, nel 1820 i moti liberali guidati da Guglielmo Pepe, nel 1848 le barricate a Napoli e a Palermo, quando il ceto medio rivendica una maggiore partecipazione nella gestione del potere.

Un racconto nel quale spiccano personaggi come Eleonora de Fonseca Pimentel, Luigi Settembrini, Carlo Pisacane, la cui eredità va rielaborata e inserita in una nuova prospettiva storica. Perché quella dei Borboni è unepoca contraddittoria ma ricca, troppo frettolosamente archiviata come oscurantista- unepoca che va restituita alla conoscenza nella sua integrità, guardando così al Mezzogiorno e al suo passato come risorsa e non come problema.



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